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Intervista a Sara Verderi [ a cura di Stefano Fusi ]

LA NUOVA GUARIGIONE: LA SALUTE È UN DONO DELL’UNIVERSO
> Sara, che cos'è l'Universal Q-Healing?
È un approccio olistico alla persona, che impiega diverse tecniche al fine di ristabilire l’equilibrio personale e favorire la salute.
L’ho elaborato dopo anni di formazione, di lavoro su me stessa e di pratica di guarigione. Attinge a molti filoni di ricerca spirituale e di guarigione “secondo natura”. Nasce dalle mie esperienze e ora lo metto a disposizione di quanti vogliono intraprendere un processo di crescita e risolvere alcuni dei loro problemi più importanti –affettivi ed emozionali, spirituali, di salute fisica. Lo propongo  nella scuola di guarigione spirituale che sto costituendo.
Intervista a Sara Verderi

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> Sara, che cos’è l’Universal Q-Healing?
È un approccio olistico alla persona, che impiega diverse tecniche al fine di ristabilire l’equilibrio personale e favorire la salute.
L’ho elaborato dopo anni di formazione, di lavoro su me stessa e di pratica di guarigione. Attinge a molti filoni di ricerca spirituale e di guarigione “secondo natura”. Nasce dalle mie esperienze e ora lo metto a disposizione di quanti vogliono intraprendere un processo di crescita e risolvere alcuni dei loro problemi più importanti –affettivi ed emozionali, spirituali, di salute fisica. Lo propongo  nella scuola di guarigione spirituale che sto costituendo.

> Quali sono le sue caratteristiche?
La persona viene trattata come sistema. L’Universal Q-Healing lavora sull’organizzazione del sistema considerando tutto ciò che è successo all’interno del mondo di riferimento della persona, e ciò che la persona ha messo in atto per arrivare a chiedere un intervento di aiuto. Presta particolare attenzione ai modi in cui la persona ha trovato una soluzione per far fronte a una distorsione di campo che è un altro modo per definire una particolare difficoltà che si è presentata nella sua vita.
Per sistema si intende l’insieme strutturato di tutti gli aspetti che compongono la sua  individualizzazione: psicologico, fisico, energetico, emozionale, relazionale e spirituale. Si parte da un punto: si chiede subito di definire il motivo per cui si richiede aiuto, altrimenti il campo di indagine sarebbe troppo vasto. Il sistema umano è estremamente complesso, è come una scatola cinese: si indaga su tutto ciò che la persona ha vissuto e su come l’ha interpretato, su ciò che gli è successo e su come l’ha interpretato per arrivare a uno scopo. 

> Come si osserva tutto questo?
La modalità è la lettura intuitiva. Il guaritore si collega al Creatore di tutto ciò che è, così lo chiamiamo noi. Questa definizione deriva dal Theta Healing® e mi piace perché non ha connotazioni religiose e non va a urtare il sistema di credenze di nessuno. Però se un persona non crede si può parlare di Sistemi di Coerenza. Il sistema di coerenza è un sistema in cui niente è separato e che funziona armonicamente secondo regole definite. L’esempio più chiaro è quello del nostro intero universo, il quale è organizzato in modo che tutto sia legato a tutto, e dove tutto normalmente funziona; se qualcosa non funziona è perché si sta distaccando dall’ordine. Allo stesso modo, i sottosistemi contenuti nell’universo hanno una loro coerenza e interagiscono con tutti gli altri sistemi e a tutti i livelli. La persona è un sistema in sé, che interagisce con tutto quello che la circonda.
Sul piano scientifico si può fare riferimento ai frattali, che esprimono i collegamenti fra le parti a livelli di complessità crescenti. I frattali sono figure geometriche che ripetono all’infinito uno stesso motivo su scala sempre più ridotta, ovvero non cambiano aspetto anche se visti con una lente d’ingrandimento. Si costruiscono al computer ma esistono anche in natura. La definizione deriva dal Latino fractus (rotto, spezzato), così come il termine frazione; i frattali infatti sono considerati dalla matematica oggetti di dimensione frazionaria. E sono delle meraviglie naturali. 
Tutti noi siamo creati per funzionare. E per funzionare tutti insieme.
Possiamo fare l’esempio di un’orchestra, ma senza il direttore: un insieme di musicisti che suonano accordandosi in un campo d’esperienza comune. Non c’è una guida esterna, ma un armonizzarsi a vicenda: arrivare all’unisono, trovare un pieno accordo. Questa è la condizione normale dell’esistenza. Se qualcuno suona in modo disarmonico rispetto agli altri, avviene perché qualcosa l’ha portato fuori dall’armonia. Questo non è un caso, poiché in un ordine così fatto nulla avviene a caso. Quando rileviamo questo, andiamo a cercare di comprendere il senso dell’avvenimento, il motivo per cui qualcuno sta suonando in modo disarmonico rispetto all’insieme nel suo complesso.
Per ciascuno c’è un motivo diverso, ma per tutti vale questa regola: chi si mette a suonare in modo disarmonico è una persona che sta seguendo l’illusione della separazione. Crede di essere separata rispetto a  tutto ciò che la circonda, mentre non lo è. È unita a tutto il resto.
Il guaritore Universal Q-Healing si collega con l’ordine dell’universo e gli chiede qual è la cosa che serve a questa persona affinché torni in armonia. Per fare questo utilizza delle tecniche che vengono dal Theta Healing®: è la tecnica di connessione che ho trovato più efficace e immediata.
Quindi osservo e chiedo che mi sia mostrata la parte in disarmonia all’interno del sistema della persona, al di là di quello che dice la persona stessa – una persona può arrivare e dire che ha male a un ginocchio, ma io non mi focalizzo assolutamente sul ginocchio. Lo prendo come indizio e da qui chiedo al Creatore, all’ordine delle cose, di mostrarmi che cosa c’è dietro a questa difficoltà. Il Creatore mi può mostrare di tutto. Sono aperta a qualsiasi cosa il Creatore mi mostri.
> In pratica, che cosa fai con il cliente che si rivolge a te?
Chiedo innanzitutto al cliente se posso fare una lettura del suo sistema partendo dalla situazione che mi ha segnalata, dal motivo per cui è venuta da me. Chiedo sempre l’autorizzazione. Una persona ha tutto il diritto di essere malata. Se desidera essere malata o ha bisogno di esserlo è perché la sua anima sta facendo un’esperienza particolare e sta imparando qualcosa di essenziale per la sua evoluzione, attraverso la malattia. Finché non l’ha imparata tendenzialmente non recederà dalla malattia. Quando comunque viene dal guaritore, la persona ha già in sé, almeno in parte, il desiderio di guarire perché ha già imparato la lezione e ha voglia di liberarsi di questo metodo doloroso per apprenderla. Altre volte, vuole impararla più rapidamente. Quello che io faccio allora è vedere quali sono i modi perché questa persona possa apprendere quello che deve imparare senza passare per esperienze dolorose.

> Si impara anche nella gioia, dunque, non solo nella malattia!
Certamente. Propongo un’alternativa non dolorosa al metodo che lui ha trovato per evolvere, un metodo che è diventato malattia. Lo aiuto senza ingerenze, proponendo qualcosa che lui non conosceva. Avviene un negoziato fra me e il cliente. Non mi posso immischiare nella sua libera scelta ma posso fare proposte diverse.
Facciamo un esempio. Se il Creatore mi mostra una soluzione plausibile, io la comunico alla persona. E gli chiedo: <<Posso insegnarti? Tu puoi imparare la lezione della malattia sapendo che…>> e gli propongo l’alternativa: puoi fare questo… <<senza che tu debba ancora manifestare la malattia per imparare la lezione>>. A questo punto la persona può dirmi sì o no. Dipende da persona a persona, ma in genere avviene subito. E in genere dicono di sì. 
Non c’è un percorso standard; alcune persone vengono anche solo una volta, altre mi dicono loro quanto volte vogliono venire. Alcuni hanno trovato subito una soluzione e mi hanno detto che bastava così; ad altre persone piace molto il metodo e vanno oltre, magari vogliono capire altre cose che attengono alla loro evoluzione personale e vogliono fare un percorso più approfondito, allora seguono corsi e fanno sessioni più prolungate e così via. È sempre la persona a decidere in totale autonomia che cosa vuole fare. Alcuni vengono una volta ogni sei mesi, altri una volta la settimana. Quando ho davanti una persona devo imparare molto velocemente il suo linguaggio. Nei miei training ho imparato a fare questa lettura in modo velocissimo, in quindici secondi, capire che cosa c’è dietro al problema. A livello neuronale, il tracciato delle onde cerebrali del guaritore si assimila velocemente a quello del cliente: entrano in risonanza.

> Proponi qualcosa? Fai fare qualche pratica particolare o utilizzare strumenti?
Non propongo di “fare” nulla di particolare. Dalla mia esperienza, ho compreso che noi siamo la migliore tecnologia: il nostro cervello, la nostra mente è infinita; ci sono infiniti futuri possibili. Quello che possiamo fare noi di noi stessi è tendenzialmente infinito. Sono stata abituata a non basarmi su strumenti esterni, ad esempio pietre, cristalli,  oggetti e così via. Perché il guaritore deve poter lavorare ugualmente, in qualsiasi situazione, anche se questi  mancassero. Riesco a fare letture in situazioni anche di chiasso e caos; sono allenata ad esempio a meditare in metropolitana. Perché possiamo trovare la nostra connessione in qualsiasi momento, in qualsiasi situazione. Sono allenata a tenere a bada quello che provo: anche io entro in risonanza, ho difficoltà e problemi come tutti. Quando arriva un cliente, fa lavorare anche me su me stessa, anche io imparo ed evolvo. Mi è capitato che alcuni clienti mi facessero paura. Ma quello che faccio è mettere da parte queste emozioni o sensazioni, fino a che il cliente se ne è andato, per essere presente totalmente, al 100 per cento, in totale ascolto e totalmente al servizio. Le lascio andare considerandole mie dinamiche personali e attingo direttamente alla fonte.Una volta conclusa la seduta utilizzo quello che è emerso in me per risolverlo, anche grazie a una supervisione. Questo al di là delle tecniche che ho imparato è l’approccio del mio lavoro.Infatti è questo che insegno nella formazione guaritori.

> Perché il tuo approccio si chiama Universal Q-Healing?
Universal proprio dalla concezione che è universale, può aiutare chiunque e chiunque lo può imparare in maniera semplice e veloce. È alla portata di tutti. Può andare bene per qualsiasi tematica.
Q perché il guaritore opera nel cosiddetto vuoto quantico,nel quale le condizioni normali di spazio e tempo non esistono. Il guaritore può andare a vedere un frammento di ricordo che ha causato un blocco e si è cristallizzato nel suo sistema emozionale. La persona, per far funzionare il suo sistema anche con questa cristallizzazione, deve elaborare una serie di strutture – psicologiche, emozionali, fisiche – per poter sopravvivere.
Il vuoto quantico è il  nome scientifico di ciò che chiamiamo “nulla”, ma non è assolutamente “vuoto” bensì la fonte di tutte le possibilità e della stessa materia, che è la forma in cui l’energia si  manifesta nel mondo fisico. Dalla fisica quantistica è considerato come un mare composto da tutte le particelle elementari e dalle loro antiparticelle, che a coppie (elettrone-positrone, quark-antiquark, coppie di fotoni o gravitoni) si materializzano dal vuoto quantico e subito si annichilano tra loro. Ovviamente in questo vuoto -“pieno” non valgono le stesse leggi che governano il mondo delle manifestazioni materiali.
Healing perché riguarda la guarigione. È un termine comune negli Stati Uniti d’America, forse anche perché là è presente la tradizione dei Nativi americani. In Italia c’è più resistenza ad utilizzare questo termine.

> Intendi il modo in cui è considerata la guarigione al di fuori della religione organizzata o delle vie spirituali più strutturate, ovvero come qualcosa che nasce da dentro di noi e non grazie a un intervento esterno?
Si. A questo proposito è interessante considerare anche il concetto di divinità che c’è nella nostra cultura. Dio è considerato come qualcosa che sta al di sopra di noi, completamente avulso dalla nostra realtà, verso il quale proiettiamo tutto ciò che di più bello abbiamo dentro di noi, ma che nel contempo è staccato da noi e che non raggiungeremo mai. Questo concetto è illusorio e causa malattie, provoca una profonda spaccatura fra noi e la realtà. Se noi guardiamo invece l’universo da un punto di vista quantico e di fisica pura, non esiste il concetto di Dio, ma quello di coerenza.
Coerenza significa letteralmente uno stato in cui si è “strettamente uniti”, ovvero le parti sono in armonia fra loro senza “contraddizioni” o contrapposizioni.  
Significa che siamo tutti connessi. Siamo tutti connessi, siamo tutti fratelli: Mitakuye Oyasincome dicono i nativi americani: “Siamo tutti parenti”. ovvero siamo tutti collegati, tutti insieme, e vibriamo tutti all’unisono: non ha nessun senso avere una guida esterna a noi. Ma se qualcuno è fuori posto, se non suona all’unisono, ha bisogno di tornare alla propria connessione, al proprio cuore, al proprio sentirsi unito. Grazie all’aiuto di un’altra persona e della sua comunità.

Mitakuye Oyasin èun motto ed una formula cerimoniale dei Lakota-Sioux, con la quale si celebra l’appartenenza alla rete della vita. Ha una vasta gamma di significati secondo l’utilizzo nelle diverse situazioni della vita: “Siamo tutti in relazione”, “Rendo omaggio a tutte le mie relazioni” (nelle cerimonie tradizionali Lakota).

> Dunque tu non fai da guida nel processo di guarigione?
No, faccio da specchio. Chiedo all’entità universale, al Tutto onnicomprensivo, che cosa sta mancando a questa persona, in termini di comprensione, per tornare a ricordare, a riconoscersi unito al tutto universale.

> Come fai a mantenerti nella presenza consapevole, come operatrice?
Ci vuole molto impegno. Per fare da specchio bisogna essere molto puliti, e sentirsi noi stessi operatori perfettamente uniti. Significa eliminare quello che i buddisti chiamano sofferenza: per tornare in unità, secondo i buddisti, bisogna rinunciare alla sofferenza. È un concetto positivo. Noi occidentali intendiamo invece con il termine rinuncia una cosa negativa, pensiamo di dover rinunciare ai piaceri della vita, che non dobbiamo mangiare, bere, fare sesso; invece per i buddisti la sofferenza è essere separati, e la rinuncia è proprio nei confronti di questo: l’attaccamento alla vita. La rinuncia non è nei confronti della vita in sé ma nei confronti dell’attaccamento alla sofferenza. Stare nella sofferenza è stare in una situazione che ci fa soffrire, che ci fa stare male e continuare a farlo nella speranza di raggiungere, attraverso la sofferenza, qualcosa che ci manca.
In un mondo nel quale si sperimenta la dualità, sembra che la sofferenza sia inevitabile; ma se ci ricordiamo che il mondo è tutto unito, ci rendiamo conto che la sofferenza esiste perché ci crediamo. Questo mondo si crea secondo le nostre convinzioni e le nostre credenze. Se io credo, per esempio, che per essere felice devo “scontare una pena” per una serie di cose che ritengo di avere sbagliato, allora passerò attraverso questa via della sofferenza. Ma questa è solo una scelta, non una necessità. Abbiamo il libero arbitrio. In realtà su questa terra possiamo fare tutto quello che vogliamo. Possiamo scegliere di stare bene come possiamo scegliere di essere felici. Non è un’assurdità o una banalità, anche se può sembrarlo. In realtà è un concetto molto profondo: siamo divini, siamo parte del divino quindi abbiamo la libertà di scelta.

> Per rispettare il libero arbitrio, quando entri in relazione con il cliente chiedi sempre il suo permesso a intervenire,  chiedi anche se vuole guarire?
Certo. Spesso percepisco che alcune persone vanno dall’operatore del benessere per avere un alibi inconscio: << Beh, mi sto curando” >>. In realtà non vogliono guarire. Allora glielo faccio notare. <<Se non vuoi guarire, a che cosa ti serve la sofferenza, a che cosa ti serve la malattia? Che vantaggio ne hai? >>. È molto comune “ricorrere” alla malattia per ricavarne un vantaggio collaterale: <<Gli altri si occupano di me, quando sono malato>>. Un altro programma inconscio è: <<Sono malato  perché così non divento più felice delle persone che sono venute prima di me. Siccome mio nonno e mia nonna, i miei genitori, hanno avuto una vita dura e difficile, io non posso essere più felice di loro>>. Questo è uno dei programmi più forti che abbiamo.

> A questo proposito nel tuo approccio entrano a pieno titolo le costellazioni familiari. Qual è il loro contributo principale all’interno del tuo metodo?
È il lavoro sull’ordine della famiglia, ovvero con gli antenati, quelli che sono venuti prima di noi. Spesso facciamo “giuramenti” ai nostri antenati, che ci condizionano nella vita perché li rispettiamo senza saperlo. Ad esempio, se abbiamo un’antenata che è morta di parto, noi faremo molta attenzione a mettere al mondo dei figli, perché questo è costato la vita a qualcuno che per noi rappresenta qualcosa, cui ci lega un senso profondo di amore. La famiglia è un clan, una tribù. Se qualcuno è morto di parto, faremo molta fatica a pensare di avere il diritto di essere madri. 
Un esempio al maschile: un padre che ha grande successo nel business e diventa molto facoltoso  per i figli maschi è una cosa quasi insostenibile. Da una parte sono spinti all’emulazione, dall’altra hanno un programma interno che dice che nessuno può diventare più grande del proprio padre. Questo perché da piccoli vediamo i nostri genitori come delle rappresentazioni degli Dei, soprattutto nostra madre. Loro sono il nostro nutrimento, sia a livello biologico che a tutti gli altri livelli. A livello subconscio è difficile per chiunque diventare più grandi degli Dei.

> Come impieghi le costellazioni nel lavoro individuale?
Le impiego quando vedo che in una persona c’è un collegamento molto profondo con la sua linea genetica, con l’albero genealogico. Tutto ciò che ci passano gli antenati va a influenzare il nostro DNA. Nel suo campo morfogenetico ci sono tutte le credenze della famiglia. Quando si va a ristrutturare il DNA, si può ristrutturare anche il DNA della famiglia, a ritroso. Quando una persona lavora su di sé aiuta a sganciare molte dinamiche familiari. Non solo rispetto a chi viene dopo di lui, ma anche quelli che vengono prima.
I campi morfogenetici sono strutture organizzative invisibili ai sensi, sorta di memoria collettiva di specie, “stampi” dell’evoluzione che plasmano le forme viventi (morfo) riproducendole; ne sono il progetto organico che si replica e dispiega nel tempo, al di là di quello che possiamo vedere e registrare con i sensi o misurare con gli strumenti scientifici convenzionali. La definizione è del biologo inglese Rupert Sheldrake, autore della teoria della causalità formativa. Secondo Sheldrake, le forme viventi sono tutte collegate fra loro per risonanza.
In fisica, il concetto di campo sta oggi sostituendo quello di fenomeni separati fra loro e che pur si influenzano a vicenda. La realtà fisica non sarebbe fatta di fenomeni separati, seppure in relazione fra loro, ma sarebbe al contrario la manifestazioni materiale di campi energetici che assumono una conformazione tale da poter essere percepita dai nostri sensi come un insieme di singoli fenomeni apparentemente separati che sono in relazione fra loro. In realtà, dunque, non è la somma delle parti che fa l’intero, ma è l’intero che al suo interno si distingue in parti unicamente ai nostri occhi. “Campo morfogenetico” è dunque un modo scientifico per definire una dimensione invisibile ai sensi anche se ormai accettata dalla scienza, che genera la vita e ne guida l’evoluzione.
I nostri antenati a livello profondo vogliono che chi viene dopo di loro progredisca. È naturale che le generazioni successive progrediscano, è nell’ordine delle cose. Ma al contrario, spesso siamo collegati e imprigionati da credenze della famiglia stessa, che ci impediscono di progredire. Queste disarmonie sono causate da eventi traumatici avvenuti all’interno della famiglia, e da come questi sono stati vissuti e percepiti all’interno della famiglia.

> Come lavori sui traumi?

Utilizzo il Trauma Healing, una tecnica che lavora anche a livello corporeo. Quando avviene un trauma, il corpo si immobilizza, come avviene anche negli animali. Nell’inseguimento di un leone a una gazzella, quest’ultima si blocca completamente appena un attimo prima di essere presa. Mentre però un animale si riprende subito se scampa all’uccisione, noi restiamo bloccati lì, in quel punto. La nostra parte mentale e razionale elabora l’esperienza. Noi non siamo solo istintuali, come il mondo animale; l’animale vive tutto nel momento presente, noi invece abbiamo la temporalità. La nostra parte razionale elabora e la parte subconscia immagazzina tutti i ricordi, tutti i traumi, quindi inseriamo nel nostro “software” il programma del trauma. Il sistema della persona a questo punto sa che una certa stimolazione ha causato un blocco nel suo corpo, e farà di tutto perché questa stimolazione non si ripeta. Organizzerà le sue modalità di relazionarsi con gli altri e l’ambiente esterno in modo tale che non possa accadere di nuovo una situazione di questo tipo. Oppure, al contrario,  andrà a cercarsi delle situazioni analoghe per riuscire a sbloccare e risolvere quello che non ha risolto in quella situazione.
Con il Trauma Healing si permette alla persona di fare tutto quello che in quel momento avrebbe voluto fare ma non ha potuto fare, sul piano fisico come su quello emozionale e spirituale. In questo modo l’energia di reazione a quel preciso trauma, che non ha potuto esprimersi e che quindi è rimasta “intrappolata” all’interno del sistema, può rilasciarsi e sprigionarsi. Nel lavoro con il Trauma Healing si liberano urli trattenuti, emozioni e movimenti che il corpo ha necessità di fare. Nel caso di una violenza sessuale, per esempio, si esprimono parole che la vittima al momento non aveva potuto dire, come << No! >> o si scalcia con le gambe. Se la persona non ha detto no deve dirlo, perché questo no è rimasto ingabbiato nel sistema causando la sensazione di impotenza: dicendo no, la persona recupera la sensazione di potersi opporre a quanto è avvenuto. C’è un contatto fisico fra l’operatore e la persona: è quello che viene chiamato ancoraggio. Il trainer, chiedendo sempre il permesso, tiene appoggiata la mano alla persona per far sentire la sua presenza a chi vive l’esperienza, per fargli sapere che qualcuno la condivide con lui.

> Nel tuo lavoro hai integrato molti insegnamenti del Theta Healing®. Di cosa si tratta, su quale piano lavora?
Il Theta Healing® lavora invece sulla mente, sul livello subconscio. Con una meditazione particolare manda le onde cerebrali della persona nelle onde Theta, quelle lente della meditazione profonda, degli stati estatici e del sonno. Onde cerebrali. Le onde alfa, beta, delta, gamma, theta, sono emesse dal nostro cervello nei diversi stati di coscienza e sono visualizzate graficamente dall’elettroencefalogramma come oscillazioni misurate in hertz al secondo (un hertz è l’unità di misura delle frequenze, 1 hz significa una volta al secondo). Le onde Theta oscillano fra i 4 e gli 8 hz al secondo. Sono collegate alle attivita’ di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa, alla meditazione profonda, al sogno ad occhi aperti, alla fase REM del sonno (in cui si sogna), alla intuizione, alla creatività. Quando si è in onde  Theta ci si trova nella condizione mentale che consente di connettersi alla dimensione del Creatore Di Tutto Che È, con il quale è possibile partecipare alla co-creazione per realizzare i processi di guarigione, di riequilibrio della nostra vita, di conseguire maggiore consapevolezza e di risolvere ciò che crea disagio e che desideriamo sia trasformato e risolto: le paure, il risentimento, la rabbia, i traumi, i blocchi e le convinzioni che non corrispondono più alle attuali necessità e che impediscono il nostro sviluppo e lo stato ottimale di benessere.

Il Theta Healing® considera la mente come una sorta di computer che registra, elabora e mette in azione programmi. Entrando nelle onde Theta si giunge al settimo livello di realtà, il livello di pura unità nel quale non esiste la separazione, dove tutto è: il livello da cui si prelevano le idee, i concetti e i sentimenti puri. Che non sono viziati da interpretazioni, problematiche personali o collettive, le “convizioni limitanti” che ci impediscono di aprirci al Tutto. Da questo livello si fanno gli “inserimenti”, o meglio lo fa direttamente la forza creatrice, la sorgente stessa della realtà. L’operatore fa da testimone, permettendo così che avvenga la guarigione: la materia si organizza in maniera diverse a seconda che sia osservata o meno.Sul piano scientifico, il Principio di indeterminazione di Heisenberg fra l’altro sostiene come la presenza stessa dell’osservatore modifichi un fenomeno: non esistono dunque l’oggettività e la causalità assolute, almeno per quanto riguarda il mondo microscopico dei quanti e delle particelle subatomiche. Ciò ha implicazioni fondamentali nella comprensione della realtà fisica, che in questo modo viene vista come il dispiegarsi creativo di probabilità e non come una macchina che segue rigide leggi. In altre parole, siamo co-creatori della nostra realtà. 

 

Una guarigione avviene se si osserva che sta avvenendo. Se non la si osserva, potrebbe essere che non avvenga. L’operatore fa da testimone e ciò che avviene è fra il creatore e la persona che riceve l’inserimento. L’altro ruolo del guaritore Theta è quello di specchio. Chiede al Creatore che cosa è successo a quella persona.
In realtà con il Theta Healing® si trovano i programmi mentali. Però si possono trovare i voti, i patti, i giuramenti fatti, si possono trovare le maledizioni, le interferenze esterne, i defunti che si sono attaccati a noi, i malocchi, le fatture, gli spiriti, gli angeli neri e i maestri neri, i sigilli o gli impianti che una persona ha fatto.
Gli impianti sono di diverso tipo. Per esempio se una persona ha avuto una delusione amorosa così forte da spezzargli il cuore, per non sentire più il dolore può creare un impianto energetico che copre la ferita, non la risolve ma la chiude con una creazione energetica che diventa quasi “solida” e può creare delle rigidità fisiche, come alla schiena, e dei dolori fisici, ma ha la funzione di proteggere la persona. L’operatore lo vede e dice alla persona che ha quell’impianto che gli ha permesso di sopravvivere al dolore fino ad oggi. Se la persona lo vuole lo si toglie, si rimargina la ferita chiedendo al Creatore di mandare la guarigione di amore incondizionato e di rigenerazione completa della ferita. Si può quindi inserire un programma che serva alla persona a livello subconscio: se la persona ha tanta paura di essere ferita di nuovo le si può insegnare in maniera semplice la verità assoluta su quello che è successo, aiutandolo a uscire dall’interpretazione vittimistica dell’accaduto. Le si può insegnare che è amato, profondamente amato in ogni momento della sua vita e che può vivere la sua vita senza avere paura di essere tradito nuovamente, senza il bisogno di ricreare lo stesso tipo di esperienza.

> È questa la situazione più comune che ti trovi ad affrontare?
Non sempre. Comunque è comunissimo che le persone non sappiano proprio che cosa vuol dire amore incondizionato. Nel Theta Healing® bisogna osservare la persona in un modo completamente diverso: non si deve assolutamente giudicare quello che è successo e neanche fare speculazioni intellettuali su quello che è successo, ma trattare la persona come se ci fosse un file danneggiato da un virus che si è introdotto nel sistema. Il virus va eliminato, il file va corretto o sostituito con un nuovo file.

 > Chi insegna che cosa è l’amore incondizionato?
Il Creatore di tutto ciò che è. Questo universo si regge attraverso l’amore, non sapere che cos’è l’amore può creare una distorsione e un senso di profonda separazione dall’universo. Allora si può chiedere al Creatore che inserisca nel subconscio della persona il programma dell’amore incondizionato: il messaggio è che lei sa che cosa vuol dire essere amata incondizionatamente e conosce il sentimento dell’amore incondizionato secondo la visione e comprensione e verità e prospettiva del Creatore di tutto ciò che è, e che conosce la verità assoluta sull’amore. Gli si può insegnare che lui sa come ci si sente ad essere amato perché è un’esperienza che ha già acquisito, che conosce profondamente e nella quale si sente perfettamente al sicuro, con grazia e facilità per il suo bene supremo. Da quel momento in avanti le cose cambiano.

> Da parte di chi ha subito un trauma non c’è resistenza a ricevere e assimilare questo?
No, perché il messaggio arriva al suo subconscio, che non giudica, non sa che cosa fa bene alla persona o no ma registra semplicemente ciò che gli viene suggerito. Non lo si dice alla sua mente conscia ma alla parte esecutiva della mente, quella subconscia, la quale semplicemente esegue gli ordini come un computer. Il computer non distingue fra ciò che è vero o falso, fa quello che inserisci nel software. Il subconscio si comporta allo stesso modo. Se sostituisci un ricordo con un altro ricordo, naturalmente con l’accettazione della parte conscia, esso viene preso e considerato come un dato reale.
Il cliente arriva con una domanda che proviene dalla parte conscia: <<Io non riesco a trovare amore. Come mai? >>. Questo perché lui non conosce cos’è l’amore, perché ha passato tante esperienze che gli hanno dimostrato il contrario. A questo punto si può lavorare da una parte inserendo il programma dell’amore incondizionato: “come se” lo avesse sempre conosciuto. In questo senso si dice che si lavora nella realtà olografica.
Ovvero, come spiegano oggi alcuni fisici, si riconosce che tutto compenetra tutto, che in natura ogni cosa è legata a tutte le altre senza separazione (la separazione è illusione)

Gli ologrammi sono le immagini tridimensionali prodotte grazie alle luci laser, che riproducono un oggetto come fosse reale, apparentemente collocato nello spazio davanti a noi, mentre appunto è solamente un’immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma intero.
Sorprendenti scoperte nel campo della fisica hanno di recente posto la questione: l’intero universo è un’immagine olografica? Un esperimento svolto in Francia del 1982 ha infatti verificato che,  sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Questa stupefacente proprietà è stata definita anche “realtà non-locale”. Il fisico David Bohm ha concluso che l’intero universo è un’illusione e la realtà “oggettiva” non esiste.
In parallelo si lavora sul trauma e sulla sua formazione, andando a togliere per esempio tutta la carica emotiva che la persona ha accumulato attorno all’evento traumatico, togliendo le memorie cellulari che ne conservano il ricordo, togliendo il dolore o i frammenti di sé che la persona ha lasciato in quell’evento e nella persona che ha con-causato il trauma. E andando a risolvere la dinamica che sta sotto la formazione del trauma: ovvero come mai la persona ha fatto sì che questa esperienza difficile fosse presente nella sua vita.

 

> Questo è il percorso individuale di Theta Healing®. In che cosa consiste invece il seminario?

 


Consiste nell’imparare la tecnica per essere in grado di applicarla su di sé, ciascuno per se stesso. Questo perché è fondamentale evitare che si crei qualsiasi tipo di dipendenza da maestri, credenze e così via, compresa questa stessa: non è una credenza ma un metodo pratico a disposizione di chiunque, perché è dato dal Creatore stesso.

Si può seguire prima il seminario e poi fare il percorso individuale, o fare il contrario. Il seminario di base di Theta Healing® dura tre giorni. Sono necessari due cicli di sonno fra un giorno e l’altro perché  il subconscio assimili tutte le informazioni, che sono davvero tante.

Nel percorso individuale non c’è uno standard, un numero minimo o massimo di incontri da fare, ma è tutto molto legato alle necessità e alle aspirazioni della singola persona.

> Che cos’è l’Access Consciousness, un’altra delle tecniche che impieghi?
È un metodo che evita di passare dal livello mentale e porta direttamente in una situazione in cui si risolvono problemi antichi, anche per esempio andando a lavorare direttamente su cose che sono successe migliaia di anni prima. Quando si aggancia la tematica, con il Theta, la si può sganciare fin dalla prima volta che è successa, in tutti i cicli di vite che tu puoi eventualmente aver passato, oppure fin dalla prima volta in cui hai assorbito questa situazione dall’inconscio collettivo.
Per esempio, si vanno ad agganciare quelle che vengono chiamate “bolle”. Hai presente l’“effetto cipolla”, quello per cui quando si ha una problematica si va a cominciare a lavorarci in un modo, poi in un altro, poi un altro ancora? Si sbuccia, sembra di andare a lavorare sempre più nel profondo ma poi purtroppo nella vita non cambia niente. Ciò avviene perché il vero nucleo del disagio, del problema, è  molto in profondità, protetto e occultato da sistemi di sicurezza inconsci. L’Access Consciousness vede questo cose come delle bolle talmente profonde che hanno creato un’aggregazione, uno stampo: l’Access lo spezza, lo disgrega completamente.
Le esperienze che ho avuto attraverso queste tecniche mi confermano che si può attingere a dimensioni spirituali addirittura primordiali, nelle quali si sciolgono e risolvono le grandi questioni che dominano la nostra vita. Attraverso le Costellazioni sono arrivata alla Dea Madre, attraverso il Theta a quello che è stato definito l’Eden, proprio lo stato paradisiaco, una situazione primigenia, con una visualizzazione di gruppo. In quella visualizzazione ho preso coscienza che Dio non esiste come lo intendiamo comunemente, ovvero una persona o una forza al di là di noi, ma esiste il Divino che tutto collega.

> Che cos’è il Quantum Entrainment?
È un metodo che lavora attraverso una forma di meditazione che porta in uno spazio di pura consapevolezza, di non-mente, con una tecnica molto semplice e veloce che consiste nel porre delle domande “spiazzanti” alla mente. Durante la meditazione arrivano molti pensieri, è difficile che la mente si acquieti del tutto. Con questa meditazione si chiede alla mente: che origine avrà il mio prossimo pensiero? In quel momento la mente si acquieta, perché è una domanda-trappola. La mente non sa rispondere a questa domanda, non esiste una risposta. A quel punto, non sapendo rispondere, la mente va in tilt e si blocca. Questi sono i momenti di estasi.

> Ricorda lo Zen. Tu segui però soprattutto pratiche occidentali, americane o europee come le Costellazioni. Hai seguito vie orientali?
Ho seguito molto l’Induismo, il buddismo tibetano e alcune pratiche Sikh. Questi insegnamenti hanno nutrito la mia crescita spirituale e la meditazione, ma non sono strumenti di guarigione.

 

 

 

Contatti

Sara Verderi - Consulente e Operatrice del Benessere

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Cell. +39 349 81 53 871

Web: www.saraverderi.it

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